Friday, 25 January 2008


tanto per cambiare, oggi ho seguito Melog su radio24.
e tanto per cambiare, oggi ha sollevato una questione di cui avevo parlato diverse volte con i miei amici.
le donne secondo walt disney.
ora. chi mi conosce sa che non sono filofemminista e tutto il resto, pero' che diavolo.
a pensarci...
biancaneve, cenerentola, la bella addormentata e compagnia bella, sono in pratica delle rincoglionite che se ne stanno a casa a pulire, o addirittura a dormire, aspettanto il principe azzurro.
metti biancaneve, se ne arriva in sta casa piena di nani, e si mette a fare la colf.
voglio dire, alla fine dei conti una cosi' farebbe anche comodo pero' che esempio e'?
ma queste considerazioni sono quantomeno ovvie. voglio dire, prima o poi ci abbiamo pensato tutti. la cosa migliore che nicoletti ha tirato fuori pero', fa sorridere. pensateci un attimo. tutte queste signorine, hanno la miracolosa capacita' di parlare con gli uccelli.
buffo no?
alternativamente tutte parlano con diversi animali, ma la costante sono sempre sti passerotti fagottosi. strano sto fatto.
io comunque credo che non mi schierero' contro disney (che a dirla tutta, negli ultimi anni ha cercato di allontanare i suoi personaggi da quello stile), non mi schierero' contro disney per non trovarmi dalla stessa parte della Southern Baptist Convention (SBC).
I distinti battisti sudisti, sono incazzati neri con la disney, e l'hanno addirittura bandita: "In 1997, the SBC launched its boycott. It adopted a resolution urging Southern Baptists to "refrain from patronizing The Disney Company and any of its related entities." The resolution said, "The Disney Company has not only ignored our concerns, but flagrantly furthered this moral digression in its products and policies." It accused the Disney Company of "increasingly promoting immoral ideologies … which are biblically reprehensible and abhorrent to God."
Che belle ste congrecongrega di religiomatici. piacciono sempre. io intanto torno a pensare ai passerotti fagottosi e alla loro singolare capacita' comunicativa.

5 comments:

mauro said...

Ci sarebbe qui da scriverne di cose, ma mi limito a questo "hint": l'altra sera la gloriosa televisione italiana non aveva molto da offrire nel palinstesso (in quanto sempre uguale) e perciò il sottoscritto si è visto un film con la Julia Roberts. Voi direte - che c'azzecca? - , e beh, il film era MONA LISA SMILE. Se volete avere un'idea di qual era lo stereotipo della mogliettina moderna americana fino agli anni 50 vedetevi questo film. Mi piace citare ad esempio un passaggio dove queste scolarette Fifties, tutte pony-tail e spallette imbottite e gonne fluffy si impegnavano ad imparare le tecniche per sostenere a tavola una urbana, innocua conversazione con la quale appoggiare le tesi del maritino circa il tempo e l'andamento in borsa, oppure a camminare in posizione eretta con tanto di volume sulla testa, o destreggiarsi con Hoover cromate in una mano e manuali di bon ton dall'altro... Questo per dire cosa? Che Walt Disney non andava troppo in là nel descrivere quello che in findo fino a quell'epoca era lo stereotipo della donna/madre/moglie americana tipo, relegata al focolare domestico, la quale probabilmente - e non stupisce - finiva col trarre maggior gusto in una conversazione con socievoli volatili più che col maritino stesso.

d a v i d e said...

che bello il concetto di conversazione "urbana".
ma sto film e' una cagata allora?
poi tra l'altro lei mi sta anche un po' antipatica.
a questo proposito mauro, vorrei consigliarti "little imss sunshine".
uno dei piu' bei film americani negli ultimi ventanni. perche' rigetta tutti i cliche' (a parte l'"on the road"... ma un po' piu' sfigato)

serraminico said...

si, il film era una discreta cagata. Ma non ditelo a Caroline. Scoprirebbe che ha sparso una lacrimuccia in vano. e poi ne spargerei una io. in vece.

Gianluigi Ricuperati said...

ever ever
una pozzanghera nasconde un'altra pozzanghera
un trauma segue a volte un altro trauma

ecco un pezzo di un libro di christopher stewart sul signore della guerra serbo Arkan, un libro bellissimo che consiglio agli amici

I met Arkan – or at least his shadow – on a sweltering summer train ride through war-battered Serbia. It was July 1998 and and my girlfriend and I had been backpacking through Europe for about a month. Most of the trip was like any other post-college adventure – sun-burned days spent wandering ancient streets, boozy nights in tiny cafes lit by strings of naked bulbs, dancing that went too late, the occasional Gypsy run-in, hangovers that didn’t quit – until Arkan’s men entered our world and changed everything.

Arkan was a Serbian warlord. Images of his baby-face had been appearing regularly on CNN and BBC that summer and much of the world, including the United States, believed that he and his private militia, the Tigers, were responsible for torturing, raping and killing thousands in the Balkan wars of the early 1990s. There was also talk of other criminal exploits, how, in an earlier life, he had been one of Europe’s most prolific thieves, a Communist hitman, an escape artist, and an international mob boss on the scale of Al Capone. The general feeling now was that Arkan had to pay for his crimes, all of them — or be killed. But Arkan didn’t give a damn about what anyone said. He divided the world into strong men and weak men who did the strong men’s bidding and he lived his life accordingly.

Ciao a tutti, ever ever
viva i ciccioni di casa degiorgi-london

d a v i d e said...

e che diavolo, questo merita un post tutto suo.